Gentile Lettore,
trattandosi di fine anno, ritengo utile soffermarmi non solo sull’ultimo trimestre, ma soprattutto su una lettura complessiva dell’andamento dei mercati nel corso dell’intero 2025 e sulle implicazioni per il futuro.
Un anno ancora positivo per i mercati, ma non privo di segnali di maturità
Il 2025 si è chiuso con risultati nel complesso positivi per i principali mercati finanziari, seppur con andamenti differenziati per area geografica e settore. Gli Stati Uniti hanno continuato a beneficiare della solidità degli utili societari e del traino dei grandi gruppi tecnologici, mentre Europa e Giappone hanno registrato progressioni più contenute ma comunque significative. I mercati emergenti, pur con maggiore volatilità, hanno mostrato segnali di recupero selettivo.
Nel complesso, l’anno conferma un ciclo rialzista che prosegue, ma che appare sempre più sostenuto da un numero ristretto di titoli e temi, in particolare legati alla tecnologia e all’intelligenza artificiale. Questo elemento è importante: la forza degli indici non racconta interamente la complessità del quadro sottostante.
Valutazioni elevate e aspettative ambiziose
A fine 2025 ci troviamo in un contesto in cui le valutazioni azionarie, soprattutto negli Stati Uniti, restano storicamente elevate. Molti osservatori continuano a prospettare scenari costruttivi per i mercati, confidando in una ulteriore crescita degli utili societari.
Tuttavia, in presenza di prezzi che già scontano scenari molto favorevoli, l’eventuale prosecuzione del rialzo poggerebbe in larga misura sulla capacità delle aziende di continuare a sorprendere positivamente. Questo rende il quadro meno fragile di quanto si possa pensare, ma al tempo stesso più esposto a delusioni qualora le aspettative si rivelassero troppo ambiziose o si manifestassero shock esogeni inattesi. In altre parole, non si intravedono oggi segnali evidenti di recessione, e nemmeno un ampio margine di errore nelle aspettative già incorporate nei prezzi di mercato.
Una riflessione sul comparto obbligazionario
In un mondo fortemente indebitato e con un’inflazione meno prevedibile rispetto al passato, il rischio non è più confinato all’azionario. L’elevato livello di debito pubblico e privato, in particolare negli Stati Uniti ma più in generale a livello globale, si inserisce in uno scenario in cui l’inflazione potrebbe rimanere più persistente del previsto, anche alla luce delle tensioni geopolitiche ancora diffuse e delle politiche fiscali espansive.
In questo contesto, alcune componenti del comparto obbligazionario presentano oggi profili di rischio asimmetrici, soprattutto quando i rendimenti reali risultano compressi e il debito continua a crescere. In determinate circostanze, il rischio di perdita di potere d’acquisto e la volatilità possono risultare non inferiori – se non superiori – a quelli di segmenti azionari selezionati.
L’azionario, in particolare nei comparti più innovativi, continua infatti a poter contare sulla crescita degli utili come possibile fattore di compensazione. Questo non significa rinunciare alle obbligazioni, ma utilizzarle oggi con maggiore selettività e consapevolezza, superando l’idea che rappresentino automaticamente la componente “sicura” del portafoglio.
Uno sguardo al 2026: prudenza, non pessimismo
Guardando al 2026, ritengo probabile un contesto caratterizzato da maggiore volatilità e rendimenti meno lineari rispetto al passato recente. Le incognite non mancano: tensioni geopolitiche ancora diffuse, nuove aree di instabilità che si affiancano a quelle già note, livelli di debito elevati e politiche monetarie e fiscali chiamate a trovare nuovi equilibri.
Questo scenario richiede un approccio disciplinato e flessibile, capace di adattarsi a un contesto in evoluzione senza farsi condizionare dalle oscillazioni di breve periodo.
Il metodo resta invariato
In un contesto come quello attuale, il mio approccio resta coerente con quanto condiviso nel tempo: evitare decisioni emotive, sia nelle fasi di euforia sia in quelle di tensione, e costruire portafogli equilibrati e coerenti con il profilo di rischio e con gli obiettivi di lungo periodo.
Proprio in fasi caratterizzate da elevata incertezza e da una volatilità più accentuata, assume particolare importanza un approccio graduale all’investimento. I Piani di Accumulo del Capitale rappresentano, in questo senso, non solo uno strumento operativo, ma un vero e proprio metodo: consentono di diluire il rischio di ingresso, di ridurre l’impatto delle oscillazioni di breve periodo e di sottrarre le scelte di investimento alla tentazione del “market timing”.
La regolarità degli investimenti permette di trasformare la volatilità in un elemento funzionale alla costruzione del portafoglio, favorendo disciplina e continuità anche quando la visibilità macroeconomica è limitata e le variabili in gioco restano numerose e interconnesse. Non si tratta di una strategia difensiva in senso stretto, ma di un approccio razionale e coerente con una visione di medio-lungo termine.
I mercati cambiano, ma disciplina e pazienza restano due costanti fondamentali per chi investe con metodo.
Un cordiale saluto
Costantino Saporito


