Gentile Lettore,
se i primi tre mesi dell’anno erano stati caratterizzati da tensioni geopolitiche, incertezza e debolezza dei principali listini, il secondo trimestre ha offerto uno scenario quasi opposto. Nonostante il permanere di numerosi fattori di rischio – dalle guerre in corso alle tensioni commerciali, dall’elevato indebitamento globale all’incertezza sull’evoluzione dei tassi – i mercati azionari hanno mostrato una notevole capacità di recupero.
Ancora una volta, il comportamento dei mercati ha ricordato quanto sia difficile tradurre automaticamente gli eventi economici e geopolitici in previsioni sull’andamento dei listini.
UN TRIMESTRE DI FORTE RECUPERO
I numeri descrivono con chiarezza il cambio di passo intervenuto tra aprile e giugno.
Nel secondo trimestre 2026, tra i principali indici presi a riferimento, il Nikkei 225 ha guadagnato il 29,24%, il NASDAQ 100 il 28,15%, l’MSCI Emerging Markets il 20,17%, l’S&P 500 il 15,95% e l’indice globale MSCI AC World il 14,29%. Positivi anche il FTSE MIB, con un rialzo del 13,05%, e l’Euro Stoxx 50, con il 10,39%.
Molto più contenuto il contributo del comparto obbligazionario: nel trimestre l’indice JPMorgan EMU ha guadagnato circa l’1,53% e il JPMorgan Global l’1,31%.
Il confronto con il primo trimestre, quando molti dei principali indici azionari avevano chiuso in territorio negativo, rappresenta forse una delle lezioni più importanti di questa prima parte dell’anno: la direzione e la leadership dei mercati possono cambiare molto rapidamente e tentare di inseguire ciò che ha appena registrato le performance migliori può rivelarsi un esercizio tanto intuitivo quanto pericoloso.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E TECNOLOGIA: IL MOTORE TORNA AD ACCELERARE
Il protagonista del trimestre è stato ancora una volta il comparto tecnologico.
Dopo la debolezza registrata nei primi mesi dell’anno, i titoli legati ai semiconduttori, all’intelligenza artificiale, alla cybersecurity e alle infrastrutture digitali hanno messo a segno recuperi particolarmente significativi. Nel paniere di strumenti che utilizzo abitualmente come osservatorio, quelli appartenenti al comparto dei semiconduttori hanno registrato recuperi particolarmente significativi, mentre diversi fondi ed ETF tecnologici hanno evidenziato rialzi altrettanto consistenti.
Numeri eccezionali, che testimoniano la forza del movimento ma che, proprio per la loro intensità, richiedono di essere interpretati con equilibrio.
L’intelligenza artificiale non appare più soltanto come un tema finanziario o una moda di mercato. Gli investimenti in capacità di calcolo, semiconduttori, data center, reti, energia e software stanno modificando concretamente la struttura dell’economia. La questione, quindi, non è tanto stabilire se l’intelligenza artificiale rappresenti una trasformazione strutturale, che a mio giudizio costituisce uno dei principali fenomeni economici di lungo periodo, quanto comprendere quanto di questa crescita futura sia già incorporato nelle valutazioni di mercato.
È proprio questa distinzione a suggerire prudenza: un grande tema di investimento non coincide necessariamente, in ogni momento, con un investimento acquistabile a qualsiasi prezzo.
CINA: NON PIÙ SOLTANTO LA FABBRICA DEL MONDO
Un’altra riflessione riguarda la Cina.
Per molti anni l’economia cinese è stata letta prevalentemente attraverso il costo del lavoro e la capacità di produrre ed esportare beni a prezzi competitivi. Questa rappresentazione appare oggi sempre più incompleta.
La Cina sta costruendo un sistema nel quale manifattura avanzata, batterie, veicoli elettrici, semiconduttori, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali, controllo delle materie prime strategiche e disponibilità di capitale tendono a integrarsi in un’unica architettura industriale. La forte crescita delle esportazioni, particolarmente evidente in settori come l’automotive e i prodotti ad alta tecnologia, è quindi soltanto la manifestazione più visibile di una trasformazione più profonda.
Ciò non significa che il mercato cinese sia privo di rischi. Permangono problemi legati al settore immobiliare, ai consumi interni, agli squilibri finanziari e alle tensioni commerciali con Stati Uniti ed Europa. Ma sarebbe altrettanto rischioso continuare a considerare la Cina semplicemente come un produttore a basso costo: la competizione con l’Occidente si sta spostando sempre più sul terreno della leadership tecnologica e industriale.
TASSI, DEBITO E OBBLIGAZIONI: IL QUADRO RESTA COMPLESSO
Sul fronte obbligazionario, il quadro continua a richiedere attenzione.
L’inflazione si è ridimensionata rispetto ai picchi degli anni scorsi, ma non può ancora essere considerata definitivamente sconfitta. Le tensioni geopolitiche, i costi dell’energia, le politiche commerciali e l’enorme fabbisogno di finanziamento degli Stati continuano a rappresentare fattori potenzialmente inflazionistici.
A ciò si aggiunge un livello di indebitamento pubblico globale molto elevato, in particolare negli Stati Uniti. Questo rende più complesso il percorso delle banche centrali e contribuisce a mantenere elevata la volatilità dei rendimenti.
Il modesto risultato degli indici obbligazionari nel trimestre, soprattutto se confrontato con il recupero dell’azionario, conferma quanto già osservato nei mesi scorsi: l’obbligazionario resta una componente fondamentale nella costruzione dei portafogli, ma non può più essere considerato automaticamente sinonimo di assenza di rischio. Durata, qualità degli emittenti e livello dei rendimenti di ingresso continuano a fare una differenza significativa.
LA GEOPOLITICA RESTA SULLO SFONDO, MA NON È SCOMPARSA
Le guerre e le tensioni internazionali continuano a rappresentare una delle principali variabili di rischio.
Eppure, anche in questi mesi, i mercati hanno dimostrato una sorprendente capacità di assorbire eventi che, in altri momenti storici, avrebbero probabilmente provocato reazioni più durature.
Questo non significa che la geopolitica sia diventata irrilevante. Significa piuttosto che i mercati tendono a distinguere tra eventi drammatici sotto il profilo politico e umanitario ed eventi capaci di modificare concretamente le prospettive degli utili, dell’inflazione e della crescita economica.
Finché uno shock non altera in modo significativo queste variabili, la sua influenza sui listini può essere più breve di quanto l’intensità delle notizie porterebbe a immaginare. È una dinamica che invita, ancora una volta, a non assumere decisioni di investimento sulla base dell’emotività del momento.
LA VELOCITÀ DELLE ROTAZIONI CONFERMA L’IMPORTANZA DEL METODO
L’andamento dei diversi temi di investimento è particolarmente istruttivo.
Nel primo trimestre avevano mostrato una maggiore resilienza l’oro, i metalli preziosi, l’energia e alcune materie prime strategiche. Nel secondo trimestre, mentre parte di questi comparti ha consolidato o corretto, la leadership è tornata con forza alla tecnologia, ai semiconduttori e ad alcune aree dell’Asia.
Non è la dimostrazione che un tema fosse giusto e l’altro sbagliato. È, piuttosto, la dimostrazione di quanto rapidamente il mercato possa ruotare da un settore all’altro.
La diversificazione non serve ad avere contemporaneamente in portafoglio soltanto ciò che sale. Serve a evitare che il risultato complessivo dipenda da un’unica previsione sul futuro.
IL METODO RESTA INVARIATO
Le forti oscillazioni e le rapide rotazioni osservate nel corso dell’anno rappresentano anche una conferma della logica alla base dei Piani di Accumulo.
Lo scopo non è prevedere quale sarà il momento migliore per entrare sui mercati – esercizio spesso impossibile anche per gli operatori più esperti – ma utilizzare proprio le oscillazioni come parte del processo di investimento.
Attraverso un investimento graduale, la volatilità non viene considerata soltanto come un rischio da sopportare, ma come una dinamica da attraversare con metodo, distribuendo nel tempo i momenti di ingresso e cercando di trasformare le fasi di debolezza in opportunità di accumulo.
Il recupero molto rapido di alcuni comparti nel secondo trimestre ricorda, ancora una volta, quanto possa essere difficile individuare in anticipo il momento esatto in cui un mercato cambia direzione. Per questo, soprattutto nelle aree caratterizzate da maggiore volatilità, la gradualità non rappresenta necessariamente un limite, ma può diventare parte integrante della strategia di investimento.
I mercati cambiano, ma disciplina e pazienza restano due costanti fondamentali per chi investe con metodo.
A presto










